Un territorio ferito, un progetto di cura

Il contesto: il sisma del 2016, il patrimonio culturale in crisi, la domanda di ricerca

Il 24 agosto 2016

Alle 3:36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6.0 colpisce l’Appennino centrale. L’epicentro è tra Accumoli e Amatrice, ma le onde sismiche attraversano quattro regioni. Nelle Marche, l’area dei Monti Sibillini e dell’entroterra maceratese e fermano è tra le più colpite. Nei mesi successivi, il 26 ottobre, il 30 ottobre, il 18 gennaio 2017, altre scosse di uguale o maggiore intensità si abbattono sugli stessi luoghi, già feriti.

I numeri che seguono raccontano i danni materiali: centinaia di comuni, migliaia di edifici inagibili, decine di migliaia di sfollati. Ma c’è un’altra categoria di danno, meno visibile e altrettanto grave. Chiese scoperchiate, archivi comunali evacuati in fretta, biblioteche locali rimaste inaccessibili per anni, fotografie abbandonate negli scatoloni insieme ai mobili. Il patrimonio culturale, fatto di pietre, di documenti, di oggetti, di memorie, è stato colpito insieme alle case.

In questo contesto nasce il progetto di ricerca che Identità Sibillina ha co-finanziato e ospitato tra il 2022 e il 2026.


Una domanda precisa

La domanda da cui parte la ricerca non è generica. Non chiede come si salva il patrimonio culturale in astratto, ma qualcosa di molto più specifico: quando un territorio è colpito dal sisma e il restauro di un bene culturale è in corso, tutta la documentazione prodotta durante quel processo, rilievi tecnici, fotografie di cantiere, relazioni di restauro, fonti storiche, atti amministrativi, rischia di rimanere frammentata, dispersa, di difficile accesso. Come si raccoglie, organizza e rende fruibile nel tempo?

E ancora: come si traduce la storia locale – i libri, la rivista, le testimonianze di un territorio – in contenuti digitali accessibili a un pubblico più ampio di quello che frequenta gli archivi?

Sono due domande distinte ma legate. La prima riguarda la conservazione e la tracciabilità delle fonti. La seconda riguarda la narrazione e la divulgazione. Insieme costituiscono le due linee di lavoro del dottorato.


Il dottorato come strumento

Il percorso di ricerca si è svolto nell’ambito del Dottorato in Umanesimo e Tecnologie dell’Università degli Studi di Macerata (XXXVIII ciclo, dott.ssa Caterina Ciccotti), finanziato attraverso le risorse del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, DM n. 352/2022. La borsa di dottorato è stata co-finanziata da Identità Sibillina ETS, che ha assunto il ruolo di istituzione partner e ospitante.

Questa forma di collaborazione – il dottorato industriale o innovativo, così come viene definito nel programma ministeriale – è pensata esattamente per situazioni come questa: portare la ricerca accademica fuori dall’università e applicarla a un contesto reale, con un problema reale, in collaborazione con un soggetto del territorio. Per Identità Sibillina significava avere, per tre anni, una ricercatrice che lavorasse sistematicamente su domande che l’associazione non avrebbe potuto affrontare da sola. Per l’università significava testare metodologie delle Digital Humanities in un contesto applicato, concreto, non simulato.

La tesi che ne è risultata: Digital humanities per la valorizzazione del territorio: strumenti, metodologie e prospettive per i beni culturali nei contesti di crisi, è stata discussa nel 2026 presso l’Università degli Studi di Macerata. Relatrici: la prof.ssa Laura Melosi e il prof. Stefano Allegrezza. Coordinatore del dottorato: il prof. Roberto Lambertini. La tesi è depositata e consultabile nel repository istituzionale IRIS dell’Università di Macerata.


Cosa sono le Digital Humanities

Le Digital Humanities, umanesimo digitale, o informatica umanistica, sono un campo di ricerca che si trova all’incrocio tra le discipline umanistiche tradizionali e gli strumenti digitali. Storia, archivistica, filologia, storia dell’arte si incontrano con l’informatica, la gestione dei dati, i sistemi di archiviazione, le piattaforme web.

Non si tratta semplicemente di usare il computer per fare le stesse cose che si facevano prima su carta. Si tratta di un cambiamento nel metodo: i dati diventano interrogabili, le fonti diventano connesse tra loro, le collezioni diventano navigabili da chiunque abbia una connessione internet. Come osserva Luca Ferrari, uno dei riferimenti principali nel panorama italiano, le Digital Humanities costituiscono un campo in cui si promuove «la riflessione metodologica e teorica, la collaborazione scientifica e lo sviluppo di pratiche e strumenti condivisi nel campo dell’informatica umanistica e dell’uso delle applicazioni digitali nelle scienze umane».

In un territorio post-sismico, questo approccio acquista un significato ulteriore. Digitalizzare non è solo un atto tecnico: è un atto di cura. È la decisione di non lasciare che la storia di un luogo dipenda esclusivamente dalla sopravvivenza fisica degli edifici che la custodiscono.


Due obiettivi, un progetto

Il dottorato ha perseguito due obiettivi distinti e complementari.

Il primo è la costruzione di un archivio digitale multi-tipologico dedicato al Santuario della Madonna di Garufo (Camporotondo di Fiastrone, MC), gravemente danneggiato dal sisma del 2016 e oggetto di un complesso intervento di restauro condotto dallo studio Bocci and Partners s.r.l. L’archivio raccoglie e connette materiali eterogenei: documenti storici, fotografie di cantiere, rilievi tecnici, relazioni di restauro, atti amministrativi, fonti bibliografiche. Tutti descritti secondo standard internazionali, tutti navigabili, tutti interoperabili con altri sistemi. Un sistema che accompagna il bene culturale durante l’intero ciclo del restauro e che, una volta concluso l’intervento, potrà essere migrato sul sito di Identità Sibillina per la fruizione pubblica.

Il secondo obiettivo è lo sviluppo di una linea di editoria digitale per la valorizzazione del patrimonio librario e documentario locale. I Quaderni di Identità Sibillina, la rivista dell’associazione, i testi di autori marchigiani spesso fuori commercio: un patrimonio editoriale prezioso ma di difficile accesso, che il progetto ha trasformato in pubblicazioni elettroniche accessibili, distribuite gratuitamente attraverso il sito e le principali piattaforme digitali.

I due obiettivi rispondono alla stessa convinzione di fondo: che la ricostruzione post-sismica non riguardi soltanto le strutture fisiche, ma implichi anche la rigenerazione della memoria culturale che quelle strutture custodiscono. Ricostruire una chiesa senza recuperare la sua storia documentaria è ricostruire il contenitore senza il contenuto.


Perché ripartire dagli archivi

«Ripartire dagli archivi»: questa espressione è stata usata esplicitamente dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016 per descrivere una delle priorità del processo di recupero nelle aree colpite. Non è una metafora. Indica la necessità concreta di raccogliere, conservare e rendere fruibili le testimonianze documentali legate al territorio e agli eventi traumatici, affinché la storia locale non vada perduta ma diventi parte del processo di rinascita.

Il patrimonio culturale dell’entroterra marchigiano è straordinariamente denso. Chiese romaniche, conventi medievali, archivi comunali che custodiscono pergamene del Trecento, biblioteche locali che conservano edizioni del Cinquecento. È un patrimonio che in larga parte non è mai stato sistematicamente digitalizzato, catalogato secondo standard internazionali, reso accessibile online. Il sisma ha reso urgente quello che già prima era necessario.

Come ha osservato Giovanni Boccardi, responsabile UNESCO per le emergenze culturali: «When there is a disaster or a trauma, people really need to hold on to their cultural landmarks, their symbols. Heritage is the glue that binds people together as a community». Il patrimonio culturale non è un ornamento della vita sociale: è uno degli strumenti attraverso cui una comunità mantiene la propria coesione nei momenti di crisi.

La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa (2005) va nella stessa direzione, riconoscendo che «chiunque, da solo o collettivamente, ha diritto a trarre beneficio dall’eredità culturale e a contribuire al suo arricchimento». Un diritto che nel post-sisma rischia di essere sospeso, non per una scelta politica, ma per la semplice inaccessibilità fisica dei luoghi e dei documenti.


Un modello replicabile

Uno degli obiettivi trasversali del dottorato è la costruzione di un modello operativo replicabile. Le metodologie sperimentate, nella scelta degli standard descrittivi, nella struttura dell’archivio, nei processi di produzione editoriale, sono state documentate in modo da poter essere applicate ad altri beni culturali danneggiati, in altri contesti post-sismici o di crisi.

Non si tratta di un modello rigido. Le Digital Humanities insegnano che ogni contesto richiede adattamenti. Ma i principi di fondo, ossia apertura degli standard, interoperabilità dei dati, accessibilità pubblica, coinvolgimento attivo della comunità, possono guidare interventi analoghi in altri territori. In questo senso il progetto non si esaurisce con la tesi: è un punto di partenza.


Le persone e le istituzioni

Un progetto come questo non si fa da soli. La ricerca ha coinvolto persone e istituzioni diverse, ciascuna con un ruolo preciso.

L’Università degli Studi di Macerata ha fornito il quadro scientifico e metodologico, attraverso il Dottorato in Umanesimo e Tecnologie e il supporto delle relatrici e del coordinatore.

Identità Sibillina ETS ha co-finanziato la borsa di dottorato, messo a disposizione l’archivio editoriale dell’associazione e garantito il radicamento territoriale della ricerca – la conoscenza diretta dei luoghi, delle comunità, delle storie.

Bocci and Partners s.r.l. ha svolto un ruolo determinante nella raccolta della documentazione tecnica sul Santuario di Garufo, fornendo rilievi, fotografie di cantiere, relazioni di restauro e supportando la ricerca negli aspetti architettonici più specifici.

I volontari dell’associazione, storici, appassionati, conoscitori del territorio, hanno contribuito alla selezione dei materiali editoriali, alla revisione dei testi, alla verifica delle fonti storiche.

È questa rete, istituzione accademica, associazione culturale, studio di progettazione, comunità di volontari, a definire la natura del progetto. Non una ricerca condotta dall’alto, ma un lavoro costruito insieme, dentro un territorio che ha vissuto la crisi e sta costruendo la propria rinascita.


Leggi il progetto completo

La tesi è disponibile in accesso aperto nel repository istituzionale IRIS dell’Università degli Studi di Macerata:
Digital humanities per la valorizzazione del territorio: strumenti, metodologie e prospettive per i beni culturali nei contesti di crisi  – Caterina Ciccotti, 2026.


Riferimenti bibliografici

Boccardi, Giovanni, citato in: UNESCO, Heritage and Natural Disasters, Parigi, UNESCO, 2016.

Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016, Aggiornamento del piano delle attività, Roma, 2025.

Consiglio d’Europa, Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Convenzione di Faro), Faro, 27 ottobre 2005.

Ferrari, Luca, Introduzione alle Digital Humanities, Milano, Mondadori Education, 2020.

MiBACT — Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Linee di indirizzo metodologiche e tecniche per la ricostruzione del patrimonio culturale danneggiato dal sisma del 24 agosto 2016 e seguenti, Roma, 6 giugno 2017.

UNESCO, Charter on the Preservation of Digital Heritage, Parigi, UNESCO, 2003.


 

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