La cripta di san biagio
La cripta chiusa di San Ginesio e gli affreschi di Lorenzo Salimbeni del 1406
Nella cripta chiusa di San Ginesio un affresco del 1406 mette un attore convertito a suonare davanti alla Madonna

Un uomo suona. Ha l'aureola, una veste aderente rosa e rossa, stivali rossi, e uno strumento ad arco appoggiato alla spalla. Accanto a lui, su un trono gotico irto di pinnacoli, siede la Madonna con il Bambino; dall'altra parte un santo cade sotto le pietre che due uomini gli scagliano addosso. È un affresco del 1406, e si trova a San Ginesio, nel Maceratese, sotto l'abside della Collegiata, in una cripta che dal terremoto del 2016 nessuno può visitare. Il musicista è il patrono del paese.
Sabato 7 e domenica 8 novembre, per la prima volta da molto tempo, quella chiesa si lascia avvicinare. Il cantiere della Collegiata apre al pubblico nell'ambito della campagna «A dieci anni dal sisma (2016-2026)», promossa dal Ministero della Cultura e dalla Soprintendenza.¹ Il sindaco Giuliano Ciabocco l'aveva chiamata «un vuoto nel cuore» del paese; a luglio era stata riaperta per due ore, tra i ponteggi, e poi di nuovo il silenzio.² Vale la pena usare questa occasione per guardare con attenzione ciò che la chiesa custodisce, perché sotto l'abside c'è una delle pagine più singolari della pittura tardogotica marchigiana.
1. Una chiesa sotto la chiesa
La Collegiata ha più nomi, come i luoghi che hanno attraversato molte stagioni: Santa Maria Assunta, Pieve Collegiata, dall'Ottocento Santissima Annunziata.³ Nata pieve nell'XI secolo e ricostruita nel Duecento, mostra una facciata in cui il romanico incontra il gotico fiorito. Sotto l'abside si apre la cripta detta oratorio di San Biagio: tre ambienti a volta, un pavimento di cotto, un altare piccolo e, tutto intorno, pareti e vele dipinte.⁴ La Pietà a sinistra dell'ingresso, il lunettone di fondo, le storie del santo titolare: una piccola chiesa dentro la chiesa, fatta per raccogliere una comunità più raccolta e più intima di quella dell'aula superiore.

Biagio, vescovo di Sebaste, è il santo che si invoca per i mali della gola: secondo la tradizione guarì un bambino che stava soffocando per una lisca di pesce. Fu poi martirizzato con i pettini di ferro dei cardatori di lana, e per questo è patrono anche di quel mestiere. Chi entra nell'oratorio incontra dunque un santo dal corpo molto concreto, fatto di gola, di ferro, di lana.
2. Una firma e una data
L'autore è Lorenzo Salimbeni, nato a San Severino Marche intorno al 1374 e morto prima del 1420, che lavora insieme al fratello Jacopo (morto dopo il 1427). I due sono tra i maggiori interpreti del gotico tardo nelle Marche, e la loro opera più celebre è il ciclo dell'oratorio di San Giovanni a Urbino, del 1416. A San Ginesio, nella cripta, gli affreschi sono firmati e datati 1406: dieci anni prima di Urbino.
Per gli storici dell'arte una data certa pesa come un caposaldo. Le schede del Catalogo generale dei beni culturali dedicate ai cicli di San Severino Marche usano proprio San Ginesio come termine di confronto: sulla base delle analogie di stile con questi affreschi firmati e datati, A. Rossi (1976) attribuisce a Lorenzo i cicli di San Severino, vi riconosce un'attività giovanile e nota la presenza di aiuti nelle vele.⁵ Il lunettone di San Ginesio diventa così una sorta di chiave per leggere il resto della pittura dei Salimbeni: una scheda divulgativa ricorda che questi dipinti hanno assunto di recente non poca rilevanza per definire la personalità pittorica di Lorenzo. Anche le celebrazioni per il sesto centenario della morte di Jacopo, promosse da un comitato nazionale istituito dal ministro della Cultura, hanno inserito la Collegiata tra i luoghi che conservano il lavoro dei due fratelli.
3. Guardare il lunettone

La scena è costruita con una chiarezza quasi teatrale. Al centro la Vergine, in un manto blu notte punteggiato di stelle e foderato di verde, regge il Bambino, che si volta verso di lei con un gesto affettuoso, da neonato che si aggrappa. Intorno, il trono diventa architettura: pinnacoli, edicole, colonne tortili, un repertorio di forme gotiche dipinte con la pazienza di un orafo. Il fondo scuro fa risaltare i colori; dove le lacune interrompono la superficie, restano brani di pigmento ancora intensi.
A sinistra c'è Stefano, il primo martire cristiano, in rosso, travolto dalla lapidazione: uno dei carnefici solleva una pietra sopra la testa e sta per scagliarla. A destra Genesio, in piedi, con l'archetto in mano. Sono due martiri messi ai lati della stessa Madre, e il pittore li fa stare in modi opposti: uno subisce, l'altro offre. Stefano è il corpo colpito; Genesio è il corpo che fa musica.
Le schede parlano di un violino. Lo strumento, appoggiato alla spalla, è un cordofono ad arco, della famiglia di quelli che nel Tardo Medioevo si suonavano in questo modo.
4. Il santo che suona
Perché il patrono di San Ginesio è dipinto con un archetto? Perché Genesio di Roma, secondo la tradizione leggendaria, era un attore comico. Si convertì durante una recita che parodiava il battesimo e, rifiutando di abiurare davanti all'imperatore Diocleziano, morì martire nel 303.⁶ Il suo patronato abbraccia attori, comici e musicisti: nella cripta, il pittore lo ritrae nel gesto più riconoscibile del mestiere, quello di chi porta la propria arte davanti alla Madonna come un dono. Una formella al portale della Collegiata potrebbe raffigurarlo con la maschera da attore, ed è l'ipotesi proposta dallo studioso Luigi Maria Armellini.
5. Il Crocifisso degli Esuli
L'oratorio ha un'altra storia da raccontare. Fino al 1589 vi si trovava il Crocifisso ligneo portato a San Ginesio dai circa trecento esuli senesi, intorno al 1450-1460. Di quel ritorno il paese conserva la memoria: ogni tre anni la rievocazione del Ritorno degli Esuli, l'ultima il 24 maggio 2026, porta in piazza quella vicenda. La cripta si presenta così come un luogo in cui l'arte e la storia di una comunità si sono incontrate molte volte.

6. Un borgo che si racconta con il suo santo
Il nome del santo ha segnato la storia del paese. A San Ginesio nel 1547 nacque il primo teatro stabile delle Marche, di forma circolare, nella piazza pubblica; il terremoto del 2016 ha lasciato il borgo senza teatro. Dal 2020 il Ginesio Fest, festival delle arti teatrali, e il Premio San Ginesio all'Arte dell'Attore, ideato da Remo Girone e assegnato ogni anno il 25 agosto, giorno della festa del patrono, riprendono quel filo con un obiettivo dichiarato: fare di San Ginesio un «Borgo degli Attori», come progetto di rinascita dopo il sisma.⁷
Si può leggere in questa continuità un filo che attraversa seicento anni. Nel 1406 un pittore mette il santo attore a suonare davanti alla Madonna, in uno spazio che oggi resta chiuso; dal 2020 la comunità costruisce all'aperto, nelle piazze, un festival che fa dello stesso santo il proprio emblema. L'affresco e il festival sono due momenti in cui un luogo si riconosce nella vocazione del suo patrono. E la chiesa chiusa insieme al teatro perduto dà a quella vocazione un significato ulteriore: ricostruire passa anche da ciò che una comunità sceglie di rimettere in scena.
7. Vedere da vicino
La Collegiata apre il cantiere al pubblico sabato 7 e domenica 8 novembre 2026. Le visite guidate durano circa 45 minuti e partono la mattina alle 9.30, 10.30 e 11.30, il pomeriggio alle 14, 15 e 16. La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria sul sito della Soprintendenza: Prenota la visita.
Note
¹ Aperture straordinarie a dieci anni dal sisma, ANSA, 18 ottobre 2026; La Soprintendenza apre le porte della Collegiata di San Ginesio, Cronache Maceratesi, 18 ottobre 2026.
² San Ginesio riapre la Collegiata: doppia visita esclusiva in cantiere e mostra restauro, Il Resto del Carlino, 25 luglio 2026.
³ Collegiata di San Ginesio, Museionline.
⁴ Collegiata, Oratorio di San Biagio, San Ginesio (MC), I Luoghi del Silenzio; Struttura commissariale Sisma 2016, Collegiata SS. Annunziata, stanziati 7,38 milioni per il restauro e il miglioramento sismico, compreso il restauro degli affreschi, febbraio 2024.
⁵ Catalogo generale dei beni culturali, scheda ICCD 3139335, affreschi dei Salimbeni a San Severino Marche, con riferimento ad A. Rossi, 1976.
⁶ Voce «Genesius of Rome», Wikipedia.
⁷ Ginesio Fest, ricostruire con il teatro, doppiozero, 12 settembre 2025; Ginesio Fest 2023, programma completo; Un premio e un festival dedicati all'Arte dell'Attore, San Ginesio Turismo.
Bibliografia
Fonti istituzionali e giornalistiche
Aperture straordinarie a dieci anni dal sisma, ANSA, 18 ottobre 2026
La Soprintendenza apre le porte della Collegiata, Cronache Maceratesi, 18 ottobre 2026
San Ginesio riapre la Collegiata, Il Resto del Carlino, 25 luglio 2026
Collegiata SS. Annunziata, stanziati 7,38 milioni, Struttura commissariale Sisma 2016
Sisma 2016, la Collegiata in Conferenza dei Servizi, 16 dicembre 2023
Storia dell'arte e del monumento
Collegiata di San Ginesio, Museionline
Oratorio di San Biagio, I Luoghi del Silenzio
Scheda ICCD sugli affreschi dei Salimbeni a San Severino
Ginesio Fest e Borgo degli Attori
Ginesio Fest, ricostruire con il teatro, doppiozero, 12 settembre 2025
Ginesio Fest 2023, programma completo
Un premio e un festival dedicati all'Arte dell'Attore, San Ginesio Turismo



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